Wine & Art & Tourism

24 luglio 2017Turismo enogastronomico115Visualizzazioni

Quale migliore ricetta per lo sviluppo del nostro Paese che abbinare enogastronomia, turismo e arte? Cosa altro di meglio per dare nuovo slancio competitivo e valorizzare al meglio i nostri asset strategici?

Un grande patrimonio enoico, artistico e paesaggistico
Gli ambiti in cui siamo al primo posto, per i quali siamo più noti tra i turisti internazionali sono cibo, vino, arte, design e paesaggio. Quando tutto questo si combina in un’offerta integrata la proposta è dirompente. I turisti enogastronomici sono in forte crescita, il 93% dei turisti vuole vivere esperienze enogastronomiche memorabili in un viaggio, il 49% è spinto da ragioni legate all’enogastronomia e l’84% dei turisti enogastronomici abbina esperienze culturali nel corso della sua vacanza (World Food Travel Association, 2016). Ecco che le cantine di design, luoghi di produzione che diventano “d’autore” perché progettate da architetti di fama nazionale e internazionale, le cantine con opere di arte, quasi dei musei, eventi e festival enogastronomici con performance musicali o artistiche, musei del cibo e del vino, le dimore d’epoca e gli edifici storici sono apprezzatissimi dai turisti internazionali. I 65.000 visitatori all’anno di Castello Banfi (Montalcino), i 35.000 di Ceretto (Alba) sono un esempio che una offerta integrata tra enogastronomia ed ospitalità haun effetto attrattivo eclatante verso il pubblico.

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Uno studio sul settore
Roberta Garibaldi ha elaborato alcuni dati forniti dal Seminario Veronelli, che nella Guida Oro I Vini di Veronelli presenta oltre 2.000 realtà italiane. È stato verificato il grado di apertura al turismo delle aziende che legano arte e wine rispetto al totale e ne è emerso un valore decisamente interessante. Nella quasi totalità si tratta di aziende con produzioni di qualità DOCG, DOC e IGT . Il 76% offre servizi di accoglienza turistica di varia natura (apertura della cantina al pubblico per degustazioni, eventi e visite; visite guidate della struttura su prenotazione; possibilità di alloggio). Ben il 62% ne offre più di uno, segno di una maturazione del servizio enoturistico, che riesce a valorizzarsi anche di attività “terziarie” non legate alla vendita diretta (non considerata in questa indagine come servizio turistico). Il restante 24% non ha proposte dedicate.

Roberta Garibaldi, propone questo tema come base del suo ultimo libro “In viaggio per cibo e per vino”. Sul rapporto tra eccellenze enogastronomiche italiane e il loro impegno concreto su questo tema, è emerso che investire in arte-cultura-cibo genera risultati molto soddisfacenti da parte delle imprese. L’investimento e gli sforzi sono stati ampiamente ripagati sia in termini di soddisfazione personale che di risultati, tra i quali è apprezzato soprattutto l’aumento della visibilità aziendale.

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Nuove figure professionali legate all’enogastronomia
L’apertura al turismo implica la nascita di nuove figure professionali come il responsabile hospitality – sempre più diffuso in queste realtà – e richiede nuove competenze, come la conoscenza delle lingue straniere, la capacità di narrare le storie e le tradizioni con un autentico ed emozionale storytelling, il conoscere le dinamiche del mercato turistico e dell’intermediazione. Un mercato e un approccio diverso da quello che caratterizza le vendite wine. Una diversificazione delle proposte di visita e degustazione, che si legano al territorio e prendono anche dei risvolti curiosi o giocosi.

Le istituzioni promuovo il turismo del vino
Stefano Romagnoli, responsabile del settore Promozione Economica, Legislazione Turismo e Commercio della Regione Toscana, presenta alcune novità per il circuito delle cantine di design della regione Toscana, una rete di imprese nata un anno fa per promuovere 14 realtà di eccellenza della regione che hanno visto nella rete un modo vincente di proporsi sul mercato. Quali sono i target più interessanti per queste realtà? Dal confronto emerge il forte interesse dei turisti americani, ma anche canadesi, brasiliani e australiani. Si tratta di territori che vantano sì una tradizione enologica, ma sviluppatasi in tempi molto recenti. Carlo Pietrasanta, Presidente del Movimento Turismo del Vino, prende una posizione netta: “Mi piacerebbe poter dire che In Italia stiamo facendo tutto bene: la realtà è che molto è ancora da fare. La rappresentazione della situazione italiana è che oggi è ancora complicato e incerto, dal punto di vista delle norme e del fisco, vendere servizi turistici e di accoglienza nelle cantine dei produttori di vino: questo perché per troppi anni ci siamo adagiati in quell’esperimento fallimentare, regolato da una legge del 1999, che sono le strade del vino e dei sapori”. Sicuramente l’attesa nuova legge sull’enoturismo potrà aiutare anche a rendere i servizi di accoglienza più esperienziali, mentre oggi spesso sono limitati dalle norme vigenti.