Vini siciliani

La Sicilia con la sua molteplice varietà di suoli e il suo clima caldo e ventilato rappresenta un luogo particolarmente vocato alla vitivinicoltura. I terreni siciliani sono ricchi di calcare e producono uve con ottime caratteristiche. Un vero e proprio patrimonio enologico, con vitigni autoctoni e vini che hanno ottenuto tanti riconoscimenti, sia a livello nazionale che internazionale.

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Una storia antica

La produzione dei vini in Sicilia è antichissima e pare risalire all’era terziaria, come si rileva da ricerche condotte alle falde dell’Etna e nell’area di Agrigento. Si deve ai Fenici l’introduzione del vino in area mediterranea, ma è con l’arrivo dei Greci che la coltivazione della vite si diffonde e si struttura definitivamente sul territorio, diventando poi una pratica consolidata durante l’Impero romano. Nel corso del ‘700 si inizia ad imbottigliare e le tecniche di conservazione si fanno sempre più avanzate. Dal 1773, grazie all’inglese Woodhouse, inizia la diffusione e la commercializzazione del vino Marsala in tutto il mondo.
In anni più recenti è stata avviata una profonda riqualificazione della produzione e una rivalorizzazione di tutto il patrimonio enoico siciliano. Oggi molti vini vantano la Denominazione d’Origine Controllata e Garantita (DOCG), la Denominazione di Origine Controllata (D.O.C) e l’Indicazione Geografica Tipica (IGT).

Le zone di produzione

vini-siciliani-1Possiamo dividere la produzione vitivinicola in tre grandi zone produttive: un’area occidentale, che comprende il territorio di Trapani, della Val di Mazara fino a Sciacca, l’isola di Pantelleria ed alcuni comuni delle province di Palermo, Caltanissetta ed Agrigento, dove si producono il noto Bianco Alcamo, il Marsala, il Menfi, i Moscati di Pantelleria e la Sambuca di Sicilia; un’area nord-orientale, che riguarda il territorio dell’Etna, della Val Demone e le isole Eolie, conosciuta per i D.O.C Etna, Faro e Malvasia delle Lipari; e il distretto sud-orientale, che ingloba il territorio di Siracusa, della Val di Noto e di Ragusa, dove si producono Cerasuolo di Vittoria, il Moscato di Noto e di Siracusa.

I principali vitigni

I vitigni autoctoni sono ben 28 in Sicilia. I terreni coltivati a vite si concentrano per il 65% in collina, per il 30% in pianura e per il restante 5% in montagna. Trapani rappresenta la provincia più produttiva per la Sicilia occidentale, seguita da Agrigento e Palermo.

La zona occidentale è particolarmente nota per la produzione di vini bianchi, sotto la denominazione Alcamo. I vitigni utilizzati sono il Catarratto, il Grillo, il Grecanico, lo Chardonnay, il Sauvignon, il Müller Thurgau e l’Ansonica, chiamato Inzolia. Il Catarratto è per diffusione la seconda uva in Italia e la prima nell’isola e viene distinto in Catarratto Bianco Comune e Catarratto Bianco Lucido. Il Grillo è utilizzato prevalentemente nel taglio, mentre il Grecanico è ultimamente in forte espansione. Tra i vini siciliani prodotti con uve a bacca rossa spiccano il Nero d’Avola, il Frappato e il Nerello Mascalese. Accanto alle autoctone, non mancano varietà italiane come Trebbiano toscano, Sangiovese e Barbera.

Il Principe dei vini siciliani

Il Nero D’Avola, il vitigno principe, 100% autoctono siciliano, si differenzia molto secondo la zona di coltivazione, se appartiene alla parte occidentale, centrale o orientale dell’Isola. Il vitigno fu importato dai greci durante la loro presenza nell’isola e da loro deriva anche il tipo di allevamento a “bassa ceppaia”.
Ci sono alcune caratteristiche distintive all’interno della produzione stessa del Nero d’Avola corrispondenti alle varie zone di coltivazione: a Occidente il vino è particolarmente concentrato e corposo; al Centro manifesta una più decisa nota di frutti rossi; ad Est si distingue per una maggior raffinatezza, con sentori di frutta secca. La superficie vitata coltivata a nero d’Avola conta circa 14.000 ettari, su 107.000 di superficie totale della regione. Le forme di allevamento più utilizzate sono la spalliera o l’alberello. È molto resistente e produce un vino spiccatamente alcolico, di buon corpo e acidità.

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Il vitigno è presente come ingrediente di diversi vini DOC e IGT, sia come vino protagonista che da taglio: Eloro, Marsala, Cerasuolo di Vittoria, Bivongi, Sciacca, S. Margherita di Belice, Contea di Sclafani, Delia Nivonelli, Sambuca di Sicilia, Contessa Entellina, Alcamo.
Alla degustazione il Nero d’Avola presenta un colore rosso rubino intenso, brillante, con riflessi violacei; l’aroma è speziato, con sentori di prugna secca, ciliegia, mora, ribes nero, lampone e cioccolato, cuoio e tabacco.
Recentemente molti produttori si sono attivati per produrre vini unendo il Nero d’Avola ad altri vitigni di sapore più internazionale e sono nati così connubi, come Nero d’Avola – Syrah, Nero d’Avola – Cabernet Sauvignon, Nero d’Avola – Merlot, con risultati eleganti e sorprendenti.
Il vino Nero d’Avola si accompagna in modo particolare a piatti dal sapore robusto e speziato, a cibi conditi con salse agrodolci, carni e cacciagione e formaggi stagionati.