La Calabria vitivinicola

8 luglio 2018Cirò DOCGaglioppoGreco di Bianco459Visualizzazioni

I primi coloni greci che giunsero sulle coste dell’odierna Calabria chiamarono queste terre Enotria, che letteralmente significa “terra degli uomini del vino” e ciò ci dice quanto sia antica e profondamente radicata la coltura vinicola in Calabria, che affonda le sue radici nella notte dei tempi.
A portare la vite in Calabria, furono, ancor prima dei Greci, i Fenici. Impiantarono nella regione vitigni pregiati e li coltivarono ottenendo ottimi prodotti da commerciare con altri popoli, tanto che la viticoltura continua ancora oggi a rivestire un ruolo fondamentale per l’economia della regione, con un patrimonio di varietà locali e tradizionali dalle quali si producono vini di elevata qualità.
Anche se sono poche le fonti che ci parlano degli antichi vitigni calabresi, è certo che uno dei più antichi vini italiani e del mondo sia proprio calabro, il Greco di Bianco, il cui tralcio giunse con i primi coloni ellenici sul promontorio di Capo Zefirio nel VIII secolo a.C.
Filari-CalabriaLa fama dei vini calabresi era tanto nota che, al tempo della Magna Grecia, uno dei più pregiati vini dell’area, il Krimissa, progenitore dell’odierno Cirò, divenne il vino ufficiale dei Giochi di Olimpia. Ma la fama di questi vini continuò anche dopo la fine dell’impero romano e furono descritti ed apprezzati da molti scrittori europei nei loro viaggi in Calabria.
Nel XVI e XVII secolo i vini della Calabria erano talmente famosi che gli esportatori siciliani, per vendere i loro vini, che per quanto pregiati erano meno noti, li dovevano spacciare per calabresi; da qui deriva la denominazione di ‘calabrese’ di uno dei più pregiati vitigni siciliani, il Nero d’Avola.
Una tradizione antica dunque, che però subì un arresto nel dopoguerra, negli anni di grande cambiamento per l’Italia, con la moda di nuove bevande e con gli scandali del vino al Metanolo, che ebbero una grande ripercussione su tutto il settore vitivinicolo, ma che rappresentarono anche uno stimolo per il rinnovamento e il rilancio del vino di qualità.
Per molti anni la Calabria ha fornito vini da taglio sia a produttori Italiani che esteri, essendo la sua produzione caratterizzata per il colore intenso e per il grado alcolico elevato. Più recentemente la situazione è cambiata e la tenacia dei viticoltori calabresi ha fatto sì che oggi vi siano nella regione realtà produttive e vini di tutto rispetto.
La superficie viticola della regione è pari a 18mila ettari, dislocati per circa il 20% in pianura, per il 65% in collina e il rimanente 15% in montagna. Nel complesso, il panorama vitivinicolo è caratterizzato da coltivazioni tradizionali che suddividono il territorio in zone ben delimitate. Sulla costa ionica e nel suo entroterra collinare sino alle prime pendici della Sila, tra Cirò e Isola di capo Rizzuto, prevale la coltivazione delle uve di Gaglioppo, il vitigno alla base della produzione del vino Cirò. Più a sud, nei dintorni di Bianco, sino alle ripide balze dell’Aspromonte, viene coltivato in prevalenza il vitigno Greco. Infine, nella zona di Lamezia emerge la presenza delle tradizionali uve di Nerello Mascalese, che conferiscono ai vini una spiccata tipicità.
I vitigni più coltivati in Calabria sono a bacca nera, e più precisamente i citati Gaglioppo, Nerello Mascalese, Nerello Cappuccio e Greco Nero, che rappresentano circa l’80% della produzione.
I vitigni bianchi coltivati in regione sono invece il Greco Bianco, il Trebbiano Toscano, il Montonico e la Guernaccia. In provincia di Cosenza troviamo le zone di Pollino e di Verbicaro, un tempo DOC autonome e ora inglobate nella Denominazione allargata di Terre di Cosenza DOC. Più a sud, in provincia di Crotone, si estendono la zona di Cirò (DOC) e della Val di Neto (IGT). Nell’estremo sud, in zona di Reggio Calabria, troviamo il Greco di Bianco DOC, un noto vino da dessert, e la IGT Costa Viola.
Il sistema di coltivazione tradizionale per tutta la regione è l’alberello, mentre ultimamente stanno prendendo piede anche metodi più moderni, come il cordone speronato.
La civiltà contadina di questa regione è riuscita ad accumulare, nei secoli, un patrimonio di conoscenze enologiche d’incalcolabile valore, con conseguenze evidenti nelle varie combinazioni di vitigni, ambienti e tecniche di vinificazione. In Calabria la produzione di vino è però ancora caratterizzata da un marcato livello artigianale, dove ogni contadino vinifica da sé, a livello familiare, e spesso con criteri primitivi ed empirici. Ancora oggi sono poche le aziende calabre che hanno la denominazione DOC, anche se vi è un cambiamento in atto, con una spiccata tendenza a una sempre maggior rivalorizzazione del vino e della produzione vitivinicola.
Il Cirò, per esempio è uno dei pochi vini calabresi che ha saputo valorizzarsi commercialmente, il primo in Calabria ad aver chiesto e ottenuto la denominazione d’origine controllata nel 1989.
Negli ultimi anni si è dunque assistito a un progressivo sviluppo del settore. Sempre più aziende puntano ora sulla qualità, attraverso l’applicazione di criteri scientifici in fase di vinificazione. Grazie all’esperienza maturata da alcune realtà leader e particolarmente vocate alla produzione enoica, si sono aperte interessanti prospettive di sviluppo per il futuro, con un’offerta di prodotti di alta qualità in grado di conquistare ampi spazi di mercato.

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