Falanghina: simbolo di Campania

6 settembre 2015vini bianchivini campani1339Visualizzazioni

Il vitigno Falanghina, sembra avere origine da antichi ceppi greco-balcanici e deve il suo nome alla tecnica di legatura, tradizionalmente fatta a pali di sostegno detti “falanga”, da cui Falanghina,  ossia “vite sorretta da pali”.

Era quasi stato abbandonato poi, essendo uno dei vitigni non attaccati dalla fillossera, è stato riscoperto e rivalorizzato soprattutto perché indenne agli attacchi della fillossera. Il rilancio ha avuto piena conferma con la vinificazione in purezza.

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Le zone a maggiore vocazione sono il Sannio Beneventano, i Campi Flegrei e la zona del Casertano. Costituisce anche il vitigno base di molti vini di pregio della regione Campania: le tipologie monovitigno dei vini DOC Guardiolo, Sant’Agata dei Goti (anche passito), Sannio, Solopaca e Taburno, e la tipologia bianco del DOC. Il suo nome è spesso associato all’idea di un vino semplice, da pasto, senza troppe pretese, ma le tecniche di vinificazione sempre più affinate hanno reso oggi possibile la produzione di vini eccellenti e completi.

Il vino prodotto è di colore giallo paglierino, con riflessi dal verdognolo al dorato. Le note sono fruttate, floreali, con sentori di agrumi, miele ed erbe. Il sapore è fresco e asciutto, leggermente acidulo.

È un vino da pasto che si abbina bene con pietanze fredde, primi e pesce.