Chianti Classico

6 novembre 2016Chianti ClassicoVini rossiVini toscani1176Visualizzazioni

Un viaggio alla scoperta del Chianti Classico non può che iniziare con le tappe storiche più importanti che hanno portato la Denominazione a essere oggi uno dei sistemi socio-economici del vino più importanti del mondo

La Storia

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Il 14 maggio 1924 un gruppo di 33 produttori si riunì a Radda in Chianti per dar vita al Consorzio per la difesa del vino Chianti e della sua marca d’origine. Il simbolo scelto fin da subito fu il Gallo Nero, storico simbolo dell’antica Lega Militare del Chianti, riprodotto fra l’altro dal pittore Giorgio Vasari sul soffitto del Salone dei Cinquecento, nel fiorentino Palazzo Vecchio.

Negli stessi anni però si cominciò a produrre il Chianti anche negli altri territori toscani dotati di una certa vocazione viticola, adottando le stesse pratiche e gli stessi uvaggi del territorio d’origine. Il vino prese lo stesso nome di Chianti, per intendere che era fatto “all’uso” del Chianti, e da quel momento l’indicazione geografica si trasformò in una e vera e propria denominazione enologica. Accanto all’originario Chianti, nacquero così altre sei diverse tipologie di vino.

Nel 1984 l’intera denominazione Chianti, e quindi anche la sua zona di origine più antica, il Chianti Classico, ottenne la DOCG (denominazione d’origine controllata e garantita), il riconoscimento più alto per i vini italiani di qualità. Nel 1996 il Chianti Classico diviene una DOCG autonoma e, nel giugno del 2005, il marchio del Gallo Nero è inserito all’interno del contrassegno di Stato e quindi applicato obbligatoriamente su tutte le bottiglie di vino Chianti Classico, assumendo un connotato fortemente identificativo del territorio e dell’intera filiera produttiva.

Esiste una confusione idiomatico-geografica tra due diverse DOCG: Chianti Classico e Chianti. Se, infatti, in campo enologico convivono i due termini “Chianti Classico” e “Chianti”, da un punto di vista storico-geografico esiste invece solo il termine “Chianti”.

Nel consumatore, ma anche negli addetti ai lavori, il confine tra questi due ambiti si perde e il risultato è che troppo spesso il suffisso “Classico” viene tralasciato riferendosi a un Chianti Classico. In realtà, quel suffisso è veramente importante, perché distingue il vino Chianti Classico dal vino Chianti: due DOCG differenti tra loro, con un disciplinare, una zona di produzione e un Consorzio di tutela diversi.

Il territorio

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Per lo più coperto da boschi, dove prevalgono querce, castagni e pini, punteggiato da cipressi, il Chianti è una zona con altitudini che oscillano tra i 200 e gli 800 metri. Il clima è continentale ma senza eccessive escursioni termiche. I terreni, sassosi e poco profondi, presentano pendenze anche notevoli. Le caratteristiche del clima, del terreno e dell’altitudine rendono il Chianti una regione particolarmente adatta alla produzione di vini di qualità, primo fra tutti il Chianti Classico, e di un altro prodotto tipico e di grande pregio, l’olio extra vergine di oliva.

I criteri di definizione del Chianti Classico

Il Chianti Classico è un vero e proprio vino di territorio e il suo vitigno principale, il Sangiovese, trova nel Chianti la sua naturale consacrazione. Vitigno a bacca rossa originario dell’Italia centrale, il Sangiovese dà vita a vini dal colore rosso rubino che con l’invecchiamento tende al granato, dal profumo di spezie e piccoli frutti di bosco, dalla buona struttura, eleganti, rotondi, vellutati.

Per poter acquisire la denominazione di Chianti Classico, quindi, non è sufficiente che il vino sia prodotto nella regione del Chianti. Deve anche rispettare una serie di regole previste dal disciplinare di produzione, prima fra tutte proprio la particolare base ampelografia, che prevede la presenza del Sangiovese in una percentuale che va da un minimo di 80 alla realizzazione “in purezza”. Oltre al Sangiovese possono essere presenti fino a un massimo del 20% altre uve a bacca rossa autorizzate e/o raccomandate, autoctone come il Canaiolo e il Colorino o internazionali (Cabernet Sauvignon, Merlot etc.). A partire dal 2006 non possono più essere utilizzate le due uve a bacca bianca, il Trebbiano e la Malvasia, il cui impiego era precedentemente consentito fino a un massimo del 6%.

Chianti Classico a tavola

Ottimo per accompagnare carni rosse cotte alla griglia, piatti di selvaggina, arrosti, brasati o formaggi stagionati. Per degustare al meglio il Chianti Classico, la bottiglia deve essere aperta qualche ora prima, permettendo al vino di ossigenarsi e liberare tutti i suoi profumi. La temperatura ideale di servizio è di 16-18 gradi.

È inoltre importante, quale che sia l’abbinamento, scegliere il bicchiere giusto: per valorizzare un Chianti Classico è necessario servire il vino in un calice a tulipano, con la bocca leggermente a restringersi, per esaltarne il bouquet.

Visita il sito del Consorzio del Vino Chianti Classico Gallo Nero