Casa Vinicola Aldo Rainoldi

Fondata nel 1925 da Aldo Rainoldi, l’azienda di Chiuro (SO) continua a essere tra le più importanti realtà vitivinicole della Valtellina. “Il vino come cultura” è lo slogan di quest’azienda.

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Noi di Convivium abbiamo incontrato Aldo Rainoldi che ci ha parlato dell’importanza di ottimizzare gli aspetti produttivi nel segno della tradizione, coniugando la qualità del prodotto con il rispetto dell’ambiente

Signor Rainoldi, può raccontarci la storia dell’azienda?

“La nostra azienda, a conduzione familiare, è stata fondata da mio nonno Aldo, di cui ho l’onore di portare il nome. Agli inizi degli anni venti, lui affiancava suo padre Giuseppe, già noto a quell’epoca come commerciante/esportatore di vini e prodotti agricoli presso la Lombardia e la vicina Svizzera. Originari di Arigna, zona povera e con inverni difficili, il vino era l’unico prodotto agricolo che consentiva un reddito costante per tutto l’anno, a differenza degli altri prodotti alimentari, presenti soprattutto nella bella stagione.

Nel 1925, nonno Aldo fa costruire a Casacce, frazione di Chiuro, l’edificio che ancor oggi ospita la sede della nostra azienda. Negli anni, quando subentrò lo zio in azienda, si iniziò anche a comprare le uve da vinificare, facendosi carico della coltivazione dei vigneti. A partire dalla seconda metà degli anni cinquanta, con la contemporanea indicazione dell’annata sull’etichetta, l’imbottigliamento del vino diventò la principale attività svolta.

Io ho iniziato ad affiancare mio zio nel 1994 e circa cinque anni più tardi sono entrato a pieno ritmo in azienda. Attualmente, siamo produttori di uva, ma anche trasformatori, nel senso che vinifichiamo le uve dei nostri vigneti oltre a quelle che comperiamo da un fidato gruppo di viticoltori”.

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Quale è la vostra produzione e quali i mercati principali?

“La nostra azienda non ha mai avuto l’assillo di produrre tante bottiglie. Noi arriviamo a circa 180.000-200.000 bottiglie l’anno. Il merito che riconosco alla mia famiglia è stato quello di tenere i piedi per terra privilegiando sempre la qualità, anche in periodi, come negli anni settanta, quando di qualità si parlava assai poco.

Mio zio fu uno dei primi ad intuire l’importanza di allargare il più possibile gli orizzonti ad USA, Giappone e all’Europa. E sebbene di piccole dimensioni, la nostra azienda esporta oggi una quota produttiva di circa il 40% nelle aree appena citate”.

Quale è l’estensione dei vigneti?

“Gestiamo circa 10 ettari di vigneto, tra viti di proprietà e qualche vigneto in affitto. Abbiamo una rete di 78 viticoltori conferitori che sono il vanto di questa azienda. Lavorare con gli stessi partner significa conoscere queste persone, le potenzialità e i limiti delle loro vigne. Allo stesso tempo, loro conoscono perfettamente le esigenze della nostra azienda e questo incrementa il nostro successo.

In Valtellina, la lavorazione è ancora in larga parte fatta a mano e la nostra artigianalità è un valore aggiunto, un know-how che si deve preservare e conservare, specialmente per un territorio come il nostro che vive anche di turismo.

Recentemente è stato richiesto il riconoscimento della Valtellina terrazzata come patrimonio dell’Unesco e il Consorzio di Tutela Vini di Valtellina sta affrontando questo tema. La sfida è di arrivare sul mercato con dei vini di ottima qualità e dalla forte personalità, facendo però conoscere anche le peculiarità che rendono questa viticoltura così unica ed eccezionale”.

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Quali sono i vostri prodotti?

“La gamma spazia dal Rosso di Valtellina DOC ai ‘classici’ Inferno, Sassella e Grumello, lasciati riposare per due anni in botti di rovere con le rispettive ‘Riserve’, appannaggio esclusivo delle migliori annate. Lo ‘Sfursat’, vino rosso ottenuto da uve “chiavennasca” lasciate in appassimento per quasi tre mesi. Produciamo anche due vini bianchi e due versioni spumante metodo classico millesimato da uve nebbiolo”.

 Quali sfide per il futuro?

 “Il nostro obiettivo è di valorizzare il Nebbiolo, che noi Valtellinesi chiamiamo ‘Chiavennasca’, che tradotto dal dialetto significa “più vinosa”. Tra i vari vitigni che erano presenti, il nebbiolo, a partire dal tredicesimo secolo, si è auto-selezionato. Questa uva era quella che regalava le migliori performance in vinificazione. Da subito si comprese la potenzialità del connubio Valtellina – Nebbiolo.

Oltre a migliorare il prodotto e l’aspetto produttivo, stiamo lavorando per preservare il più possibile il vigneto e la sua longevità. Vogliamo anche attrarre sempre più visitatori, enoturisti, amatori del buon vino e del buon cibo in Valtellina per far toccare con mano la nostra unicità e raccontare la nostra storia”.

 

Casa Vinicola Aldo Rainoldi srl
Via Stelvio, 128
23030 Chiuro (SO)
Tel: +39 0342482225
Fax 0342 483775
E-mail: rainoldi@rainoldi.com
Sito web: www.rainoldi.com