Il Pignoletto, un vino che è considerato il re dei vini bolognesi

3 marzo 2018Migliori Vini Italiani143Visualizzazioni

Pignoletto è il nome del vitigno autoctono da cui si ottiene questo vino unico, delizioso ed esclusivo: giustamente considerato, a detta di molti, il “Re dei vini bolognesi”, il Pignoletto ritrova il proprio habitat naturale nei colli tra le province di Modena e Bologna e, in particolare, a Castello di Serravalle nella Valsamoggia, che rappresenta uno dei luoghi di origine dove la produzione tradizionale di questo vino bianco affonda nel passato.
Sicuramente fra i bianchi più interessanti del nostro panorama vitivinicolo, il Pignoletto esprime carattere di tipicità di grande rilievo tanto da essere apprezzato ormai in tutto il territorio nazionale e non solo.

Storia

Non tutti sanno che il Pignoletto è presente fin dall’antichità: già nel primo secolo d.C. Plinio il Vecchio cita un vino chiamato “Pinum Laetum”, sebbene la sua comparsa nell’area bolognese sia documentata solo dalla metà del XVI secolo. Vincenzo Tanara, nel 1654, con il suo trattato Economia del Cittadino in Villa, fa precisi riferimenti ad “Uve Pignole” che sono coltivate nelle colline della provincia bolognese, anche se è sempre stato caratterizzato come altro vitigno con ampelografia similare.
Se la produzione di uva avveniva in collina, dove si coltivava il Pignoletto avvinghiato all’acero e all’olmo, il vino vero e proprio nasceva tuttavia nella cantina di casa, secondo anche quanto riportato in documenti che dal 1600 spaziano fino al 1800, e che raccontano l’attività della Compagnia dei Brentatori, uomini che trasportavano il mosto in città in contenitori di legno portati a spalla chiamati, appunto, brente.
In queste zone, l’abitudine del vino fai-da-te è rimasta in voga fino agli anni sessanta ma è andata poi riducendosi mentre, parallelamente, le aziende viticole del territorio hanno iniziato sempre più a svilupparsi e a vinificare e imbottigliare in loco il proprio vino.
Nel territorio che insiste nei Colli Bolognesi, il Pignoletto può fregiarsi della Denominazione di Origine Controllata e Garantita mentre al di fuori di tale area, seppure rimanendo all’interno di ben delimitate zone di produzione, che raggiungono le colline di Modena, Faenza e Ravenna, è possibile produrre Pignoletto DOC (Consorzio Pignoletto Emilia Romagna).

Il vino

Il vitigno del Pignoletto è il Grechetto gentile, conosciuto anche con il nome Alionzina. Il grappolo, compatto e di medie dimensioni, ha acini medio-grandi, di forma ovale, ricchi di pruina, con buccia spessa, di colore giallastro tendente al verde che vira all’oro. Il vitigno si adatta a più tipologie di terreno ed è versatile come il suo vino. Ben note le sue versioni leggere, fresche e spesso frizzanti delle zone di pianura. Altrettanto affascinanti quelle più strutturate e dal gusto persistente tipiche delle zone collinari. La coltivazione del vitigno è a cordone speronato ed a Guyot.
Per realizzare vini frizzanti e spumanti, la vendemmia inizia a metà agosto, sebbene possa protrarsi fino alla fine di settembre per ottenere le altre tipologie.

Alla pressatura soffice delle uve intere segue la fermentazione del mosto fiore a temperatura controllata ottenendo un raffinato vino bianco dal bel colore giallo paglierino con riflessi verdolini e profumo delicato, fruttato, intenso dei fiori di biancospino, dal sapore secco, armonico, asciutto ed abbastanza persistente.
Il Pignoletto viene prodotto in varie “vesti”: fermo, con caratteristiche e tipicità inalterate; frizzante a fermentazione naturale. Inoltre, anche nei tipi spumante metodo Charmat, a rifermentazione termo-regolata in autoclave, e metodo classico con minimo 9 mesi di rifermentazione in bottiglia champagnotta con tappo a fungo di sughero.
Le operazioni di vinificazione, imbottigliamento e di invecchiamento, devono essere effettuate nella sola zona di origine. Nella vinificazione sono ammesse soltanto le pratiche enologiche locali, atte a conferire al vino le peculiari caratteristiche ed unicità.

 

Abbinamenti

Vista la pregevole versatilità delle uve da cui si ottiene, il Pignoletto, con o senza bollicine, è sempre un ottimo vino a tutto pasto e si abbina naturalmente ai tanti prodotti della cucina emiliano-romagnola, tra le più apprezzate del mondo.
Ideale, soprattutto la versione Ferma, sia Superiore che Classica, con piatti di pesce, carni bianche e formaggi freschi. Particolarmente consigliata, invece, la versione Frizzante come aperitivo per vivere al meglio una pausa di relax, grazie al gusto fruttato e leggero. Perfetto con gli antipasti, in particolare con scaglie di Parmigiano Reggiano, tocchetti di Mortadella, salumi e prosciutto di Modena. La preziosa versione Passito, infine, può accompagnare con grande entusiasmo il dessert con creme e biscotteria.