Mangiare carne? Come le diverse opinioni influenzano le abitudini

2 gennaio 2018Carne BelgafeaturedVlam434Visualizzazioni

12° Edizione della Tavola Rotonda di Bruxelles. Come ormai accade da oltre un decennio, René Maillard, direttore del Belgian Meat Office, insieme ai suoi preziosi collaboratori, ha organizzato la tradizionale Tavola Rotonda di Bruxelles che, anche per questa dodicesima edizione, ha visto la presenza di numerosi giornalisti della stampa specializzata nel settore della carne giunti da tutta Europa.

Per tradizione l’evento si suddivide in due fasi distinte: il primo giorno con una visita presso un’azienda, seguita poi da una cena dai toni informali, che permette tuttavia un interessante e arricchente scambio di informazioni sui vari mercati della carne in Europa. La seconda fase è rappresentata dallo svolgimento della Tavola Rotonda, dove illustri speaker tengono le proprie relazioni, seguita poi da un sempre vivace dibattito.

Una storia di successo

“Meat & More” è stata l’azienda visitata quest’anno. Nell’impianto di lavorazione e trasformazione di carni bovine, suine e avicole, situato ad Aalter nelle Fiandre (a circa un’ora e mezza di distanza dalla capitale belga), abbiamo incontrato Geert Ally, appassionato imprenditore e CEO di “Meat & More” il quale, combinando innovazione e artigianato, è riuscito nell’arco di 20 anni a creare una realtà industriale originale, così come è il suo bagaglio culturale e lavorativo. “Sono l’unico macellaio in Belgio ad avere una laurea in bioingegneria”, ci racconta infatti Geert.
Il concetto da lui creato è davvero singolare: “Mi sono accorto che l’organizzazione e la struttura del negozio del macellaio non erano troppo efficienti. E la mia scommessa è stata, dunque, di creare uno spazio dove le tradizionali richieste del consumatore e il processo industrializzato potessero incontrarsi. Sono convinto che la lavorazione industriale della carne non comprometta la qualità del prodotto, anzi!”, spiega ancora Geert Ally.
“Meat & More” è il nome dell’azienda dal 2013, nota ormai in tutto il Belgio per la sua formula legata alla figura del macellaio, Buurtslagers, e la catena di negozi Bon’Ap. In due decenni Ally ha creato un’azienda che conta 170 punti vendita Buurtslagers, presenti in altrettanti supermercati di differenti insegne, e 23 negozi food Bon’Ap.
“Il mio intento è di offrire carne, ma anche piatti di buona qualità, a prezzi accessibili. La qualità è garantita dalla nostra integrazione verticale che rende il lavoro efficiente, anche in termini economici, e sicuro da un punto di vista igienico”.
Il futuro del macellaio, secondo il signor Ally, è destinato ad essere sempre più complicato, anche se molti di loro, come lo stesso Geert, stanno cercando innovative soluzioni.

La situazione in Belgio

Per quanto riguarda la carne suina, il Belgio esporta in tutto il mondo 830.000 tonnellate, dimostrandosi il quarto esportatore in Europa e il settimo a livello globale. Queste sono alcune delle cifre presentate da Joris Coenen, tornato di nuovo all’ufficio marketing della BMO dopo una parentesi al FASFC /Federal Agency for the Safety of the Food Chain).
In Belgio il consumo di carne, seppur sempre alto rispetto ad altri Paesi europei, sta registrando comunque una flessione. Nel suo intervento durante la Tavola Rotonda, Kris Michiels, consulente marketing di VLAM (Centro fiammingo per il marketing dell’agricoltura e della pesca), ha illustrato i risultati emersi da varie e recenti ricerche, condotte per conto dell’ufficio VLAM su un campione di alcune migliaia di belgi, da cui è scaturito quanto ancora questo popolo sia abituato a mangiare carne: oltre il 60% delle persone consuma carne almeno 4 volte la settimana e il consumo pro-capite è di 29 kg di carne l’anno. Nel 2008 la quota era però di 35 kg e tale flessione, riscontrata negli ultimi anni, è dovuta a molteplici fattori, trai quali la variegata offerta di prodotti agroalimentari, la scelta etica di non mangiare carne, il fatto che essa sia un prodotto più costoso di altri.
Interessante tuttavia scoprire da queste indagini quanto l’atteggiamento delle persone verso la carne sia basato sull’emozione e sulla fiducia. Questi ultimi termini sono stati più volte pronunciati anche durante la presentazione di Filip Degreef, esperto in ricerche socio-culturali legate all’alimentazione, docente dell’Università Libera di Bruxelles e della Solvay Business School, che ha messo in evidenza quanto il consumatore possa rimanere disorientato dalla troppa scelta di prodotti e quanto il suo comportamento spesso sia contradditorio.

Ancora una volta, durante la Tavola Rotonda, è emerso quanto sia complicato arrivare fino al consumatore con la giusta comunicazione. Questo anche perché i canali di informazione sono ormai molto cambiati e sempre meno è possibile prevedere e/o arginare tutto quello che viene scritto da persone non sempre competenti, specialmente sui social network, dove è facile talvolta leggere il tutto e il contrario di tutto.
Questo è spesso dovuto anche al mancato rapporto tra l’utente finale, il territorio e il produttore: una relazione sconosciuta a molti, ormai abituati alla perenne presenza di qualsiasi tipo di prodotto sullo scaffale del negozio o del supermercato.
L’industria della carne deve dunque rinnovare il proprio atteggiamento per privilegiare una comunicazione che divulghi e faccia ben capire tutto il percorso che c’è dietro una fetta di carne.