Appuntamento a Eurocarne

4 gennaio 2018Fiere alimentari299Visualizzazioni

La 27ª edizione di Eurocarne, il salone della filiera delle carni, si svolgerà nei giorni di Fieragricola, rassegna internazionale del settore primario, in programma a Verona dal 31 gennaio al 3 febbraio 2018.

La Fiera cambia format

Giovanni Mantovani, direttore generale di Veronafiere, ha illustrato il cambio di format della fiera dovuto alle recenti dinamiche legate ai consumi di carne e alle esigenze di operatori e consumatori in chiave di benessere animale, informazione e distintività delle produzioni, che impongono un nuovo stile che rilanci la filiera nella sua interezza attraverso un dialogo sinergico.

Fieragricola, secondo Diego Valsecchi, direttore commerciale di Veronafiere, può rappresentare uno strumento utile per promuovere l’integrazione tra il segmento agricolo-zootecnico e quello della trasformazione alimentare, con l’obiettivo di favorire la competitività del settore e migliorarne la redditività, in un contesto in cui Veronafiere rappresenta il 45 per cento dell’offerta fieristica nazionale in chiave di agroalimentare.

L’esigenza di rispondere a nuove dinamiche

Eurocarne si rivolge a tutti gli attori della filiera corta che cooperano in stretta sinergia tra loro; fra questi gli allevatori delle diverse specie animali, le aziende agricole multifunzionali, gli agriturismi, i laboratori artigianali, oltre ai macellai, gastronomi, ristoratori e la media/grande distribuzione.

Nel corso del 2016 i consumatori di carne sono aumentati, invertendo così il trend negativo che ha caratterizzato il settore negli ultimi anni. Secondo il recente Rapporto Italia 2017 Eurispes, il consumo di carne bovina fresca nelle prime tre settimane dell’anno ha segnato una crescita del 14% su base tendenziale, seguita da salumi e suino (rispettivamente +10% e + 8 per cento).

Tematiche d’interesse comune fra zootecnia e agroalimentare

Sono molti i temi di interesse comune tra Fieragricola ed Eurocarne, dalla genetica alla nutrizione al benessere animale; dall’innovazione tecnologica alla tracciabilità; dalla valorizzazione del Made in Italy alle normative igienico sanitarie della filiera finalizzate al mercato interno e all’export. Per non parlare delle nuove aree tematiche legate ai laboratori artigianali, e al mondo rurale, che dalle nuove tecnologie e dai nuovi modelli produttivi possono intercettare un maggiore valore aggiunto.

Un settore in rilancio

Le aziende che esporanno ad Eurocarne comprendono produttori di impianti ed attrezzature per la macellazione, produttori di tecnologia professionale e attrezzature per la lavorazione e trasformazione delle carni, produttori di tecnologia per la conservazione e il confezionamento del prodotto; il segmento degli aromi e additivi; i consorzi di pro

dotto e i consorzi di tutela; gli allestimenti per i laboratori di lavorazione, preparazione e confezionamento e per il punto vendita; i servizi, le associazioni di categoria, la stampa di settore.

Secondo Fabio Scomparin, allevatore da tre generazione e presidente dell’Azove – cooperativa organizzazione produttori della Regione Veneto che da sola, produce oltre un terzo del fabbisogno nazionale, “la filiera delle carni bovine deve mettersi in discussione e domandarsi perché stia perdendo terreno e come garantire standard di qualità elevati e uniformi. Il suo appello è diretto a unire gli allevamenti in cooperative, fare sistema per favorire la rinascita del settore della produzione di carne bovina.

L’impegno dell’Azove emerge chiaro dai numeri, che segnano un aumento del 12% di vendita di carne bovina in tutta Italia, un risultato anticiclico, in un periodo storico segnato dal calo del 5% dei consumi rispetto al 2015 (dati 2016 dell’Osservatorio nazionale della fiera Agriumbria), che si aggiunge al trend negativo che si protrae ormai da anni: il consumo annuo pro-capite è sceso dagli oltre 23 kg ai 17-18 del 2016. La cooperativa raggruppa allevatori singoli e cooperative “stalle sociali”, per un totale di circa 100 soci, con una produzione di 45mila bovini e un fatturato consolidato annuo di oltre 130 milioni di euro.

La crescita – spiega Scomparinè stata possibile attraverso il rispetto degli standard di produzione certificati, sinonimo di benessere dell’animale e di qualità del prodotto commercializzato. La crisi economica ha provocato una diminuzione dei consumi e di conseguenza siamo passati da un buon 60% di autoapprovvigionamento del 2012 a circa il 58% odierno. Può sembrare un lieve declino, ma grava pesantemente sul settore. Dall’altro lato è emerso un nuovo cliente, del tutto moderno. Stiamo parlando del consumatore consapevole che legge sempre l’etichetta di provenienza ed è sempre più attento a ciò che finisce sul suo piatto. La crisi ha portato a una grande attenzione al prodotto, con aumento della richiesta di carni del territorio. Sta emergendo inoltre una segmentazione del mercato con una fascia di consumatori disposta a riconoscere un prezzo maggiore per la carne di qualità, prodotta nel rispetto dell’ambiente, del benessere degli animali, con un uso responsabile e limitato dei farmaci e supportata da idonee certificazioni.

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